Shopping Cart
0 items
 
Currency
 

Interview by Gianluca Mercadante

Intervista con Alda Teodorani - Gianluca Mercadante

 

Una Roma desertificata dalla vittoria del campionato sta silente a contare i pochi esclusi per forza o per piacere dalla grande riunione a Circo Massimo, che di lì a poco avrebbe concluso uno degli ultimi pomeriggi di Giugno nella festa di una squadra e di un cantante. L’aria unta rendeva sognanti le strade, in lontananza opache. Ma era la Roma da sogno di un sonno troppe volte disturbato dal clacsonare dei tifosi in giro a branchi e tuttavia perfettamente calati nel ruolo di un intervallo quasi regolare e certamente fragoroso. Almeno in parte l’ideale atmosfera per incontrare la Pittrice degli Incubi, come lei stessa si descrive in un suo romanzo, “Giù, nel delirio”. Sono passati dieci anni e Alda Teodorani oggi è una firma, uno stile, che si riconosce soprattutto nei racconti, misura con cui l’esplosione della sua poetica si manifesta in tutto il suo ferito esistere fatto di sangue e violenza ed efferate situazioni di follia lucidissima. Proprio di questi elementi è fatto “Sesso Col Coltello”, l’ultimo lavoro della nostra prima dark-lady ospite a M, che nel composto svolazzare dei propri capelli al vento sufficiente appena a sopportare il caldo liquido di città, sistema gli occhiali da sole maculati sulla fronte e siede guardando per prima cosa un punto vicino chilometri.

 

Hai iniziato a scrivere dieci anni fa, come a soddisfare un impulso fortissimo e improvviso. Da dove è nata la tua passione per la scrittura?

È nata dalla lettura, perché fin da bambina ho letto sempre tantissimo e mi ricordo che dovunque fosse possibile mi portavo un libro, perfino a tavola mentre mangiavo coi miei. Mio padre addirittura si preoccupava che a leggere troppo mi si consumasse il cervello!... Chiaramente mal sopportavano entrambi questo mio vezzo di mangiare leggendo, vezzo che ora non ho più perché sono cresciuta e sono diventata una “signorina educata”... però allora ricordo che per me era come la televisione per gli altri bambini. Loro guardavano la tivù e io leggevo.

 

Questo ti succedeva negli anni della scuola. Se in casa c’era questa situazione, come eri vista lì? La nostra, non è mai stata una scuola molto invitante in fatto di letture...

La scuola è sempre rimasta una realtà separata dalle letture, anche perché leggevo testi che con la scuola non avevano molto da spartire. Mi ricordo però che poco prima dell’inizio dell’anno accademico, metti a Settembre, venivano dati i libri di testo e appena entravo in possesso di quello che conteneva le letture, lo terminavo prima che iniziasse la scuola!

 

È facile intravedere già da questi ricordi un percorso ideale che ti ha spinta verso il tuo attuale mondo narrativo. Quando è avvenuta la spinta decisiva verso l’horror?

Da ragazzina, leggevo tutte quelle storie avventurose dedicate alla gioventù... mi piaceva molto il personaggio di Sandokan, infatti ho letto quasi tutto Salgari, oppure altri classici per ragazzi. Non molto più tardi ho incontrato Edgar Allan Poe che è stato il mio primo amore, nel genere. Anche se credo di aver trovato molte storie terribili prima, quando leggevo certi romanzetti rosa in cui accadevano cose tanto crudeli da farli sembrare dei piccoli horror. Ma, ripeto, il primo amore vero è stato quello per Edgar Allan Poe, seguito subito da Herman Hesse, a cui ho dedicato anche un mio libro, “Il Segno di Caino”. L’ho fatto perché in un suo racconto, “Damien”, c’è la storia di alcune persone che recano sulla fronte questo marchio a simboleggiare la propria determinazione nell’ottenere tutto ciò che vogliono, e anch’io mi sentivo così.

 

E, qui, gradatamente siamo arrivati al passaggio tra lettura e scrittura...

Sai, quando leggi molto penso sia naturale accorgersi di avere delle cose dentro da dire in un modo che nessun altro ha ancora detto. Per me è stato così. Temo purtroppo che non siano in molti a pensarla in questo modo, fra i colleghi che attualmente gravitano sulla scena letteraria italiana, visti i risultati. Però comunque il punto era questo: esprimere cose che nessuno aveva ancora detto o comunque scriverle come nessuno le aveva ancora scritte.

 

È per questo che hai scelto di accostarti all’horror raccontando storie d’amore?

Le storie d’amore sono quelle che colpiscono di più il cuore dei lettori. Io volevo fare questo, volevo arrivare al cuore e poi anche ai genitali di chi mi legge. Mi piace eccitare molto i miei lettori.

 

Per questo sposi l’amore alla violenza e a scene di sesso molto esplicite?

Sì, perché le storie d’amore raccontate in questa chiave trovo siano estremamente più potenti, più in grado di suscitare emozioni. Io credo che ormai siamo talmente saturi di tutto quello che ci succede intorno da avere pochi mezzi ancora per riuscire a colpire veramente in fondo chi vogliamo scuotere. Uno di questi mezzi, penso sia il mio.

 

In effetti bisogna ammettere che viviamo in un clima di notevole appiattimento linguistico, non solo in campo esclusivamente letterario...

Parlerei oltre che di appiattimento anche di trasformazione ed è un aspetto che non mi piace molto. Per esempio l’uso di certi vocaboli nell’ambito di un racconto diventa fondamentale se si vuole dare una sterzata brusca agli avvenimenti narrati. Se all’interno di una storia si verifica un evento forte, violento, capace di sconvolgere ogni aspettativa, non puoi permetterti un linguaggio piatto: bisogna fare in modo che le parole somiglino a quello che succede nel racconto.

 

In “Sesso col Coltello”, nell’episodio intitolato “Alda”, a prescindere dal tono autobiografico presente comunque anche negli altri, sostieni di aver ucciso il plot narrativo, parlando del tuo lavoro di scrittrice. Cosa intendi dire esattamente con questo?

Non mi ha mai interessata lo scontro tra il bene e il male. Voglio che non si mettano in discussione la bontà o la crudeltà dei protagonisti, e che il lettore sia un semplice osservatore degli avvenimenti, che li veda con gli occhi dell’assassino – gli occhi di Caino – e che quando finisce di leggere si senta le mani sporche di sangue. E a questo punto la trama non importa più, l’importante è tuffarsi insieme a me nel delirio. Nei miei lavori non c’è mai una conclusione, un arresto, non si aspetta mai la cattura dell’assassino, e quindi il plot va a farsi… benedire.

 

Nell’antologia ogni racconto porta per titolo il nome della donna protagonista. Perché hai voluto mettere insieme dieci racconti proprio sulla donna?

Che le protagoniste di “Sesso col Coltello” siano donne non ha tutta l’importanza che, a posteriori, si attribuirà alla cosa. Comunque io sono una donna, voleva essere un omaggio alle donne e a me stessa. Certo, queste donne sono forti e tenere proprio come sarebbe bello che fossero se non si lasciassero troppo spesso convincere dagli uomini – da certi uomini – di essere qualcosa d’altro. O se non sentissero troppo pressante e condizionante il modo di vivere che ci viene imposto. Ma sono discorsi che possono valere anche per gli uomini. L’importante per me era, con questi racconti e nel particolare periodo in cui li ho scritti, sperimentare la narrazione dell’amore deviato, un amore infelice con una brama di possesso che porta ala morte. Poco importa alle protagoniste se la morte è la forma peggiore di assenza della persona amata; con l’uccisione di se stesse o dell’uomo di cui sono innamorate, stabiliscono un atto di possesso, o meglio ancora di completa fusione, e rendono eterno l’amore. Mi interessava, inoltre, analizzare i meccanismi del rapporto uomo-donna, una sperimentazione che ho continuato ad attuare, consapevole che quello femminile e quello maschile sono universi troppo distanti, non si riesce quasi mai a stabilire un’unione profonda, completa, tra i sessi. Io voglio trovarla, sia in letteratura che nella mia vita.

 

Com’è nato questo libro? Nella presentazione, parli di racconti scritti oltre dieci anni fa.

Sì, sono i miei primi racconti. Sono proprio le prime cose che ho fatto quando ho iniziato a scrivere. Alcuni sono apparsi in occasioni diverse e con un altro titolo, mentre la maggior parte sono rimasti inediti finora.

 

E come mai è trascorso tutto questo tempo prima di pubblicarli?

Perché nessuno li ha voluti prima!... (ride)

 

E come si comportano oggi gli editori nei tuoi confronti e nei confronti del genere che interpreti, a fronte di un abisso di tempo simile?

I racconti di “Sesso col Coltello” li aveva visti per primo Luigi Bernardi, che all’epoca lavorava con Granata Press, una casa editrice nata per fumetti e successivamente per la narrativa. Bernardi rifiutò i miei racconti perché non riteneva un’antologia materia sufficiente a costituire il primo libro di un autore esordiente, preferendo il romanzo, idea che non ho mai condiviso, infatti oggi vedo molti ragazzi iniziare proprio con una raccolta di racconti. O forse è solo perché oggi il racconto gode di un’attenzione più attiva rispetto a un decina d’anni fa. Ma se da una parte Bernardi rifiutò questa mia antologia come esordio, restava un punto di riferimento importante per chi volesse aprirsi una strada nel genere. A cura sua, infatti, pubblicarono con Granata Press Paolo Di Orazio, Lucio Fulci e anche io stessa, col romanzo “Le Radici del Male”, e tutti avevamo proposto materiale smaccatamente horror.

 

Questo accadeva dieci anni fa. Mentre ora, con Stampa Alternativa?

Ora lo stesso Bernardi ha assunto un punto di vista diverso sulla narrativa di genere, o almeno: mi è capitato di leggere alcune sue dichiarazioni che mi hanno portata a crederlo. Stampa Alternativa ha invece compiuto un movimento opposto e, a mio parere, di maturazione. Esistono interdipendenze verosimili con un certo tipo di potere governativo in cui viene coinvolta anche l’editoria, pur se all’interno di alcune Case Editrici si nutre ancora l’illusione di essere liberi - o tali cercano di apparire autori e addetti ai lavori - da questi giochi di interessi, mentre in realtà tutto quello che si seleziona per la pubblicazione e viene poi immesso sul mercato grava di questo potere di cui ho detto. Stampa Alternativa è una Casa Editrice che fa della resistenza il suo ideale di editoria, per cui pubblica tutto quello che va contro la tendenza al “monopolio di stato” e si è sempre tenuta alla larga da interessi politici in merito alla propria linea, pur senza rinunciare per questo alla visibilità sul mercato.

 

E se dovessi guardarli dall’esterno, i tuoi scritti come si pongono all’interno di questo quadro?

Be’, credo di scrivere cose che sono e resteranno scomode a tanti, perché tutto quello che determina emozioni forti non è mai allineato, scuote gli animi, risveglia. Con i miei barboni ammazzati, gli extracomunitari torturati e i disadattati che la società del consumo e del benessere ci regala ogni giorno, io provo a mostrare la faccia più bieca del grasso occidente. Ma per accorgersi del mio messaggio, bisogna almeno avere gli occhi aperti.

 

Allora possiamo finalmente ammettere che la tanto denigrata narrativa horror qualche peso deve pur averlo, se poi subisce certe pressioni?

Secondo me è importante proprio perché innanzitutto è scomoda. Può essere benissimo usata come un grimaldello allo scopo di sollevare facciate seducenti per scoprire certe piaghe della società e la narrativa di genere, se ci pensi bene, spesso è stata mossa a critica sociale. Penso per esempio a King o, nel cinema, a Yuzna o Romero, ma ce ne sarebbero tanti altri, questi sono solo alcuni degli esempi più eclatanti. Tutto quello che è forte e che scuote, secondo me, nuoce al potere costituito. È una sorta di rivoluzione intellettuale a tutto ciò che altrimenti rimarrebbe molto fermo, stagnante... e anche a coloro che intendono fare in modo che le cose restino tali. Per questo dovunque è presente la narrativa horror possiamo essere certi che lì vi sia sempre anche una certa libertà di parola e di pensiero.

Sort By:
Amore mio dolce - eBook
Amore mio dolce - eBook
978-88-95414-63-8
1.00€
Belve - eBook
Belve - eBook
978-88-95414-55-3
2.50€
Insieme alla Tigre - eBook
Insieme alla Tigre - eBook
978-88-95414-66-9
1.00€
Occhi d'oro - eBook
Occhi d'oro - eBook
978-88-95414-65-2
1.00€
Organi - eBook
Organi - eBook
978-88-95414-54-6
2.50€